Cape Town melting pot

Inviata a Cape Town (!)
Eccoci nel Sudafrica che si prepara alle elezioni del 3 Agosto 2016, quelle dove tutti aspettano la battuta di arresto del presidente Zuma dell’ANC, African National Congress, ovvero il partito fondato da Nelson Mandela.
Se parli coi taxisti di Johannesburg o col benestante di Cape Town o con un mixed, come si diceva ai tempi dell’aphartheid di chi era di sangue misto, per esempio se nato da matrimonio tra bianco e malese, il risultato sembra lo stesso: basta con la corruzione e con l’instabilita’ politica ed economica, basta con l’ANC. Ma sara’ poi vero? Stasera lo sapremo.

Ho sempre un po’ bistrattato Cape Town, credendola un po’ troppo artificiale, un po’ troppo ad uso e consumo dei turisti. In effetti ti inganna, passeggiando per le bancarelle di Greenmarket Square o facendo per l’ennesima volta una vasca in Long Street, ti senti sicuro, (per forza e’ pieno di polizia!) ma poi ti chiedi: ma siamo veramente in Africa? Che storia c’è qui? Che tensione? Che energia? Cape Town non é Johannersburg siamo d’accordo, non ha quella pulsione, è più pigra e compassata. Ma oggi dopo aver vagabondato tra le anatre egiziane di Company Garden, mangiato un sandwich al celebre Kitchen, dove anche Michelle Obama era venuta a farsi una ghiotta insalata, sono stata al museo District Six.

Il District six era. Un quartiere nato a fine ‘700, fatto di schiavi liberati, lavoratori, mercanti, immigrati da tutto il mondo (anche dall’Italia), tutti i colori, tante religioni. Avevano un Carnevale a febbraio, come a Rio, manifestazione spontanea popolare, momento di divertimento e atto di libertà. Scorri le foto, che ti sembrano a tratti foto di emigrati italiani in America, vedi giochi e chiacchiere di strada, come nel nostro meridione d’Italia che era, e neri, bianchi, coloured: un bel melting pot, non c’è che dire.

Nel 1966 questo quartiere è stato completamente smantellato dal regime dell’apartheid bianco, tutte le case sono state rase al suolo coi buldozer, da un giorno all’altro. Gli abitanti sono stati spostati nella casopoli di Cape Flat, dietro la Table Mountain, Langa. Sono rimaste tre chiese.

Il museo vuole essere un modo per tenere vivo il ricordo di questa comunita’ multiculturale che viveva pacificamente insieme, senza l’ombra del pregiudizio o della discriminazione razziale o religiosa. Chi è ancora vivo e può dar prova di esser stato espropriato della sua casa e del suo mondo, ha ricevuto la promessa dal governo con la fine dell’apartheid di poter tornare e riavere una casa. Ma tanti, troppi stanno ancora aspettando.

In epoca di allarmi terroristici a gogo, anche qui in Sudafrica come nel resto del mondo, quando il tentativo è dividere, terrorizzare, fare un pregiudizio delle diversita’, District Six rimane e deve rimanere un ricordo ed un progetto per la liberta’ e la pace in tutto il mondo.

batique

Ho chiesto alla guida ex residente di questo ex quartiere di Cape Town, cosa si aspettava dalle elezioni di domani: lui mi dice che Zuma rimarrà, ma che l’obiettivo non può essere la rivoluzione o la violenza, ma riformare pacificamente. E magari, continua, non farà in tempo ad assistervi, ma avverrà di sicuro: il paese cambierà in meglio.
A quel punto scandalizzato mi ha chiesto: ma si è mai visto un paese dove siedono in Parlamento persone che hanno commesso reati penali?
Grande domanda. Che meritava una risposta sincera: purtroppo sì, si è già visto e si vede bene in Italia, che a corruzione sta bene!

E’ tutto per il momento dalla vostra inviata speciale a Cape Town! Buone vacanze a tutti e buona libertà!

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